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Associazione Malik

Lituania. 10 mesi di volontariato: quando il calcio diventa strumento di dialogo e inclusione

Partire è stato il primo passo. Tornare è stato scoprire quanto sono cambiato.» – La testimonianza di Massimiliano dopo 10 mesi di volontariato europeo in Lituania

Dieci mesi possono sembrare lunghi, ma spesso bastano per cambiare il modo di vedere il mondo.

Nell’autunno del 2025 Massimiliano è partito per Vilnius, in Lituania, grazie al programma Corpo Europeo di Solidarietà, dove ha preso parte a un progetto dedicato all’inclusione sociale di giovani provenienti da contesti familiari complessi. Attraverso il calcio, ha contribuito a creare spazi di incontro, fiducia e partecipazione, scoprendo ogni giorno quanto lo sport possa diventare uno strumento di dialogo e inclusione.

Oggi, conclusa la sua esperienza e rientrato in Italia, guarda a quei dieci mesi con occhi diversi. Non ricorda solo le attività svolte o la città che lo ha ospitato, ma soprattutto le persone incontrate, le sfide affrontate e la crescita personale che questa esperienza gli ha regalato.

Ecco le sue parole.


Perché fare un’esperienza come la mia?

Se dovessi dare un motivo per partire, direi che ce ne sono tanti, ma tutti portano nella stessa direzione: crescere.

All’inizio non è semplice. Scegliere di lasciare la propria casa, anche solo per un periodo limitato, richiede coraggio. Significa allontanarsi dalle proprie abitudini, dagli affetti e da tutte quelle piccole sicurezze che fanno parte della vita quotidiana. È normale avere dubbi e paure.

Poi arrivano le persone.

Sono loro a fare davvero la differenza. Non avrei mai immaginato di concludere il progetto con il desiderio di prendere un aereo per rivedere amici conosciuti in un altro Paese. In così poco tempo si possono creare legami autentici, che superano le distanze e le differenze culturali.

Anche il progetto in sé è stato fondamentale. Ogni giorno ho lavorato accanto a persone straordinarie, sempre disponibili ad ascoltare, aiutare e sostenere i volontari. Ho trovato un ambiente in cui mi sono sentito accolto e valorizzato, anche nei momenti in cui la nostalgia di casa si faceva sentire.

Infine, questa esperienza mi ha insegnato qualcosa su me stesso.

Vivere in un altro Paese significa affrontare ogni giorno situazioni nuove, imparare ad adattarsi, trovare soluzioni, comunicare con persone di culture diverse e uscire dalla propria zona di comfort. All’inizio sembra difficile, ma con il tempo ti rendi conto di essere molto più capace di quanto pensassi.

Se oggi dovessi dare un consiglio a un giovane che sta pensando di partire, gli direi semplicemente di provarci. Perché un’esperienza come questa non cambia solo il luogo in cui vivi per qualche mese: cambia il modo in cui guardi il mondo e, soprattutto, il modo in cui guardi te stesso.

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